2016/07/31

1971/07/31: La prima pagina de "La Stampa" informa dell'allunaggio del "Falcon"



Nella "Palude della Putredine" tra monti alti 4000 metri

Da mezzanotte sulla luna

Il distacco del Lem dall'astronave-madre è avvenuto alle 20,20 di ieri, dopo un primo tentativo fallito - Scott e Irwin, a bordo del «modulo», si sono quindi diretti verso la zona di sbarco mentre Worden orbitava in alto - Alle 0,14 di stamane, l'arrivo sul suolo lunare, in prefetto orario - La manovra conclusiva compiuta a mano - Oggi alle 15,24 gli astronauti usciranno all'esterno per una «escursione» con la speciale automobile - L'impresa sarà trasmessa in diretta dalla tv

(Dal nostro corrispondente)
New York, 30 luglio.

Il modulo «Falcon» è sulla Luna, e tra poche ore David Scott e James Irwin ne usciranno per la prima escursione automobilistica della storia. L'allunaggio è avvenuto alle 0,14 italiane in perfetto orario. Con dolcezza e sangue freddo, il comandante Scott ha guidato l'apparecchio quasi sul punto scelto - a meno di cento metri di distanza - diminuendone la velocità, da cinque a un piede al secondo, nella fase conclusiva. Uno scrosciante applauso ha salutato da Houston l'eccezionale manovra.

Oggi pomeriggio, per qualche istante, s'era temuto che la missione fallisse. Il distacco del modulo dalla cabina non era infatti riuscito al primo tentativo. Un mancato collegamento dei cavi elettrici tra le due parti dell'Apollo 15 aveva impedito alla sonda di aggancio e sgancio di scattare. Il distacco ha avuto luogo 20 minuti più tardi circa, scoperto e rimediato il contrattempo. Nonostante gli ostacoli, la missione è finora un grande successo.

Scott ha acceso il motore del «Falcon» alle 0,03 ad una altezza di 18 chilometri dalla superficie selenica. L'apparecchio s'è mosso docilmente, raddrizzandosi durante il sempre più veloce tragitto. Dopo due minuti circa il computer ha corretto un errore di 900 metri nella traiettoria. Poco più tardi, Houston ha avvertito i due astronauti di tenersi pronti al quarto sbarco umano sul satellite. I momenti finali hanno tenuto milioni di persone in tutto il mondo legate ai teleschermi, col cuore in gola. «Cinquecento metri» ha detto Scott, dopo aver preso i comandi a mano. Irwin ha incominciato a leggere le cifre sul computer. «Quattrocento, trecento, duecento». «Andate bene» li ha esortati Houston.

Il Lem ha percorso l'ultimo tratto con incredibile lentezza, mentre Scott controllava con cura l'accidentato terreno. «Otto metri» ha gridato d'improvviso Irwin. «Contatto». Un attimo di silenzio, e quindi la voce di Scott: «Ci siamo. Abbiamo sollevato un po' di polvere. Il Falcon è stabile. A bordo, tutto a posto». «Siete bellissimi» ha esultato Houston. «Avete superato magnificamente il Mare della Tranquillità e gli Appennini». «Riconosco i crateri» ha aggiunto Scott. «Ecco il cratere Saljut. È esaltante». «Procedete ai controlli» li ha consigliati ancora Houston. «Bene, abbiamo parecchio da fare» ha concluso Scott. I due astronauti si sono taciuti.

Alle 2,10 apriranno lo sportello per descrivere la scena agli scienziati a Terra e scattare fotografie, senza però scendere. Due ore più tardi dormiranno. In orbita, nella cabina Endeavour, Alfred Worden li osserva ed eseguirà esperimenti con la sua strumentazione da 17 milioni di dollari.

Il presidente Nixon ha inviato gli ardimentosi un telegramma di congratulazioni e di auguri, subito ricambiati, anche da Houston. L'atterraggio è stato il più difficile mai compiuto. L'obbiettivo, la Palus Putredinis, è una valle di sette chilometri per dieci tra gli Appennini, alti oltre 4000 metri, e la spaccatura di Hadley Rille, profonda 400 e larga 1600. L'abbiamo vista alla televisione: uno spettacolo maestoso e terrorizzante. «da fare tremare la mente», come ha detto il comandante Scott.

Un errore di tempo o di misura - una frazione di secondo, poche decine di metri - sarebbe stato fatale. La manovra è stata diversa da quelle compiute da Armstrong, Conrad e Shepard. Il Lem s'è abbassato con una inclinazione di 25 gradi anziché di 16, in 12 minuti e 20 secondi anziché in 11 e 32, con un carico maggiore (la sola auto lunare supera i 200 chili) e un maggiore consumo di carburante. L'angolo di visuale dei due uomini era ridotto: essi non hanno potuto discernere la Palus Putredinis che ad un'altezza di 2300 metri, e hanno mancato il momento in cui la navicella ha sfiorato il picco più elevato. Quando Scott ha azionato i comandi a mano, rimaneva poco più di un minuto per centrare il bersaglio.

La prima escursione di Scott e Irwin è prevista per domani, alle 15,24 ora italiana. Durerà quasi sette ore, e sarà teletrasmessa in tutto il mondo. La prima auto guidata, e fornita di telecamere, sistema navigazionale, percorrerà quasi 10 chilometri. Cinque apparecchi saranno installati presso il Falcon per l'invio di dati a Terra. Le successive esplorazioni avverranno domenica e lunedì, la partenza è fissata per le 19,12 di quel giorno.

Le ultime 24 ore, coi preparativi per questo momento emozionante, sono trascorse rapide e dense di avvenimenti. Alle 10,29 di ieri sera, l'Apollo 15 è riapparso da dietro la faccia nascosta della Luna in perfetta orbita. Il motore di servizio, nonostante il parziale guasto di uno dei sistemi di accensione, aveva funzionato a dovere. Per 33 minuti, il centro di Houston era rimasto senza contatto radio con l'astronave, come sempre in questo caso, ma non aveva dato minimo segno d'ansietà.

A un'altezza oscillante tra 18 e 131 chilometri, l'Apollo 15 ha sorvolato montagne e deserti. «Mi sembrava di vedere segni di tempeste di sabbia», ha gridato a un cero punto Scott. «Fotografateli non appena ci ripassate sopra» ha ordinato Houston.

Sorvolando il «Mare della Tranquillità», Irwin ha detto: «Che colori stupendi, vene sono tre diversi, dallo scuro al chiaro, tutta polvere». Il primo sguardo agli Appennini ha indotto Scott a osservare: «Non ricordiamo nessuna delle nostre montagne. Sono quasi rotonde, ma con dei crateri».

Gli astronauti si sono addormentati alle 6,45 di stamane in Italia, e si sono svegliati alle 13,18. La giornata odierna è incominciata con una trasmissione televisiva di 10 minuti dall'Apollo, al passaggio sulla Palus Putredinis. È stato l'attimo più bello ma anche il più inquietante. Per effetto della gravità lunare, l'astronave s'è portata a soli 10 chilometri dalla superficie. «Stiamo chiudendo gli occhi dalla paura», ha urlato scherzosamente Worden. «Riapriteli, non perdete nulla», ha ribattuto Houston. Poco dopo, Scott ha esclamato: «Abbiamo l'impressione di andare a sbattere contro i picchi». «Risalite - hanno ordinato da Terra -. Siete troppo bassi per il Lem. La quota giusta per incominciare la discesa è 18 chilometri». Ancora una volta, il motore, sollecitato, ha funzionato alla perfezione.

La separazione del modulo dalla cabina era prevista dalla parte nascosta della Luna alle 19,48. Ma quando l'Apollo è tornato nel «campo di comunicabilità» di Houston, cinque minuti più tardi, era ancora tutto unito. Si è sentita la voce di Scott: Qualcosa non va, non c'è stata separazione».

Momenti febbrili, incertezza, persino panico hanno minacciato Houston. Ma poco dopo, gli scienziati individuavano il problema. Il complesso di cavi (chiamato «cordone ombelicale») che trasmette energia dalla cabina al modulo non era stato collegato adeguatamente.

«Alfred» ha chiesto il controllore Arden a Worden «va a verificare». Strisciando a sua volta, Worden è arrivato al portello. «Avete ragione» ha detto trionfalmente «il cordone non dà elettricità al sistema d'aggancio e di sgancio». Per qualche secondo ha trafficato con i cavi. «Abbiamo bisogno di cinque minuti» ha annunciato il comandante Scott. E poi: «Ancora altri dieci per favore».

«Se il ritardo supera i 40 minuti» il ha avvertiti Arden da Houston «non potrete atterrare all'ora stabilita». «Niente timore, ci siamo» ha risposto Scott. Worden è ritornato al suo posto, Scott e Irwin sul modulo hanno ritentato il distacco. La sonda è scattata all'impulso elettrico, lasciando libero il «Falcon», «Siete soli» ha esclamato Worden «Buon viaggio». «Arrivederci». Le due parti dell'Apollo si sono progressivamente allontanate. Alle 21,09, sotto la guida di Worden, la cabina Endeavour s'è inserita in un'orbita superiore, Scott e Irwin hanno accelerato gli ultimi preparativi. A Houston, le mogli e i figli degli astronauti hanno tirato un respiro di sollievo.

Ennio Caretto