2016/08/03

1971/08/03: I quotidiani italiani descrivono l'addio alla Luna di Scott e Irwin


La prima e seconda pagina de "La Stampa"

Dopo tre giorni e 25 km d'esplorazione in auto sulla Luna


Tornano con sassi di quattro miliardi d'anni che forse sveleranno il segreto dell'universo


Scott e Irwin si sono alzati dal suolo lunare ieri alle 19,11 - Dopo otto minuti erano in orbita - Alle 21,09 la cabina "Falcon" si è agganciata alla astronave-madre che l'attendeva a 100 chilometri di quota - I tre astronauti resteranno ora per due giorni in orbita attorno al satellite, Worden uscirà dalla navicella per una "passeggiata" nel vuoto - Giovedì l'inizio della trasvolata in direzione del nostro pianeta, l'ammaraggio sabato sera

Decollo dalla Luna e aggancio nello spazio visti per tv in tutto il mondo

Ormai lassù tutto è possibile

La missione Apollo 15 appare non meno importante del volo Apollo 11, che per la prima volta nella storia dell'umanità condusse due astronauti sulla Luna. L'Apollo 11 dimostrò che la Luna era raggiungibile; l'Apollo 15 ha dimostrato che la Luna è esplorabile.

Undici anni fa, mentre la astronave di Gagarin volteggiava intorno alla Terra, il presidente Kennedy ebbe la tipica reazione dell'uomo politico, giustamente preoccupato del successo spettacolare e propagandistico dell'impresa. In un soprassalto di irritazione, Kennedy prese dal tavolo un foglio di carta e vi scrisse, nervosamente, a matita: «Voglio sapere quanto verrebbe a costare, in tempo e in denaro, la spedizione di due uomini lassù». Giustamente si parlò subito di corsa allo spazio; il mondo avrebbe assistito soprattutto a una sfida sportiva in cui gli americani, più che la Luna, stavano inseguendo i sovietici. E una volta raggiunto per primi il traguardo, gli americani avevano di colpo scaricato tutta la tensione nervosa accumulata in questi dieci anni di sforzi e di sacrifici. Come si dice appunto in gergo sportivo, gli americani si erano deconcentrati e avevano incominciato a domandarsi se un impegno tanto risoluto e costoso valesse davvero la pena.

Soltanto oggi si può rispondere sì. Due astronauti hanno compiuto «passeggiate» di sei ore ciascuna, sono saliti sopra un'automobile e si sono addentrati fra burroni fra burroni e crepacci, in mezzo a montagne alte quattromila metri. Appena due anni fa, il capitano Armstrong muoveva i primi passi incerti e impacciati; ma ormai, anche lassù, l'uomo cammina.

Appena si potranno costruire razzi più volte utilizzabili, e quindi meno costosi, uno stabile insediamento umano sulla superficie selenica non apparirà più impossibile.

Questa volta non si sono avute né recriminazioni né polemiche; tutti gli scienziati sembrano entusiasti. Scott e Irwin hanno descritto con precisione strati geologici e crateri e hanno raccolto campioni di rocce dal cui esame si spera di svelare come si è formato il sistema solare. È vero che una sonda meccanica può riferire fedelmente sulla Terra dati e impressioni, ma non sarà mai in grado di scorgere la pietra giusta quando si trovi oltre il suo raggio di azione. Anche sulla Luna, l'uomo è insostituibile. I dirigenti della Nasa hanno visto giusto: lo spazio sarà «conquistato» oggi da astronauti che hanno ricevuto che hanno ricevuto una sufficiente preparazione scientifica, domani da scienziati che sapranno pilotare un'astronave.

Il successo della missione giunge opportuno. L'America attraversa un momento difficile. Finalmente, l'opinione pubblica ha preso coscienza di alcuni gravi problemi «terrestri», come la crisi della città, l'inquinamento, il malessere delle minoranze razziali, la povertà, la droga, ma nello stesso tempo rischia di guardare da una prospettiva sbagliata. Come sempre accade a chi si sveglia da un sonno troppo lungo, molti americani hanno avuto e hanno tutt'ora l'impressione di avere sbagliato tutto. Dopo anni in cui hanno preteso miracoli dagli scienziati e dai tecnici, domandando loro la soluzione di problemi che invece richiedevano una coscienza morale e una diversa preparazione politica, oggi sono caduti nell'eccesso opposto e considerano tante superbe realizzazioni solo come giocattoli inutili quanto costosi.

La visione di due uomini disinvolti e decisi, impegnati in una impresa dai tanti aspetti ancora inverosimili, può aver dato aver dato a molti di loro la consapevolezza di ciò che possono ancora fare; di quanto grande possa essere la loro forza purché venga correttamente adoperata.

Gianfranco Piazzesi


Il piano per oggi

La giornata odierna sarà prevalentemente occupata da esperimenti scientifici, senza manovre per quanto riguarda il volo. L'Apollo, ridotto ora ai moduli di comando e di servizio («Endeavour») viaggerà costantemente in orbita circumlunare in attesa del momento favorevole per l'inserzione in traiettoria diretta alla Terra. (Ansa)

(Dal nostro corrispondente)

New York, 2 Agosto.

Il modulo «Falcon» e la cabina «Endeavour» (legati assieme in un solo vascello spaziale, l'astronave Apollo) orbitano intorno alla Luna col più prezioso carico geologico della storia umana. Si sono agganciati alle 21,09 ora italiana: milioni di persone in tutto il mondo hanno seguito la manovra alla tv, così come poco prima avevano visto la partenza dalla superficie lunare. Fra qualche ora, alle 0,55, il «Falcon», vuoto, si staccherà dalla nave madre. Alle 1,40 David Scott, James Irwin e Alfred Worden lo scaglieranno contro le rocce della Luna, servendosi dei telecomandi sistemati a bordo dell'«Endeavour». Mai equipaggio d'una missione Apollo è stato più felice ed eccitato di questo. Come ha detto al centro di controllo della Nasa, a Houston, uno dei direttoti, Gerry Griffin, gli uomini dell'Apollo 15 «hanno compiuto la più grande esplorazione scientifica di tutti i programmi spaziali». Il vascello torna a terra – per citare le parole del «New York Times» – «con la chiave dello scrigno dei misteri del sistema solare e delle sue origini».

Per la prima volta, abbiamo potuto assistere alla partenza del modulo dalla Luna. La telecamera che era sistemata a bordo del «Moon Rover Vehicle», la meravigliosa automobile elettrica che ci ha offerto lo spettacolo più esaltante della nostra vita, ne ha trasmesso la fase iniziale. Il comandante Scott e il co pilota James Irwin hanno acceso il motore alle 19,11, appena da Houston è arrivato il «go on». Nel bagliore accecante il Falcon s'è staccato dalla piattaforma d'appoggio, costituita dalla parte inferiore del Lem, salendo sempre più rapidamente nel vuoto. In pochi istanti è scomparso alla vista e la telecamera non ha potuto assumere l'angolazione necessaria per ritrarlo ad una certa quota. Alle 19,19 il Falcon è entrato nella prevista orbita cicumlunare, alle 20,44 ha cominciato la manovra d'avvicinamento alla cabina-madre. Oltre cento chilometri più in basso, sul satellite abbandonato, giacevano la telecamera con l'automobile lunare, la microstazione atomica e un «pacco» di strumenti per rivelazioni scientifiche. Gli astronauti rimarranno in orbita attorno alla Luna due giorni, poi avrà inizio il viaggio di ritorno in direzione Terra, la «passeggiata» di Worden fuori dalla navicella, nel vuoto dello spazio cosmico, l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico sabato prossimo.

Un brivido è corso negli spettatori e nella Nasa quando Scott ha comunicato che la spia luminosa, indicante un guasto nel sistema automatico di navigazione del modulo lunare Lem, s'era accesa. Ma la luce è scomparsa dopo pochi secondi, e Houston ha controllato che non ci fosse ragione d'allarma. Il Lem era in viaggio verso l'orbita, i due astronauti non hanno rivelato il minimo disorientamento. Houston ha voluto congratularsi con loro «per l'insuperabile lavoro fatto». Scott e Irwin hanno riso di contentezza. Il comandante, sulla Luna, aveva trovato modo persino di compiere un piccolo esperimento in onore di Galileo: dimostrare che nel vuoto un martello e una piuma cadono con eguale velocità.

Il bilancio della missione Apollo 15 si articola in tre parti diverse. Quella scientifica, innanzitutto. Tra i cento o più chili di pietre, detriti e polvere raccolti da Scott e Irwin dovrebbe esservi una roccia cristallizzata, o anortosite, plutonica, di natura vulcanica, vecchia di oltre quattro miliardi e mezzo di anni: essa risalirebbe in altri termini, alle origini del sistema solare. Dalla cabina di comando, Worden ha inoltre scorto e fotografato crateri cinerei: ciò significa che attività vulcaniche animavano la Luna in epoche più recenti del previsto, due miliardi e mezzo di anni fa. Pare infine dimostrata la presenza di lava solidificata nella spaccatura di Hadley Rille. Sono dati sensazionali, da cui gli scienziati trarranno dati forse sconvolgenti sull'Universo.

Il bilancio tecnico è altrettanto positivo. Al quarto sbarco sulla Luna su cinque tentati (l'Apollo 13 dovette tornare indietro per lo scoppio del serbatoio d'ossigeno).

Ennio Caretto

(Continua a pagina 2 in terza colonna)


Ultima ora

Attimi di paura si era temuta una fuga d'ossigeno

Houston, 2 agosto.

Gli astronauti di Apollo 15 hanno rimandato l'espulsione del modulo lunare a causa di una perdita di pressione.

L'inconveniente è stato rilevato quattro ore dopo che David Scott e James Irwin, di ritorno dall'impresa lunare, si erano agganciati alla nave madre.

Il centro di controllo ha comunicato che gli astronauti non corrono pericoli perché vi sono vari modi per normalizzare la situazione.

La manovra di sgancio e molto simile a quella che è costata la vita ai tre cosmonauti sovietici Drobovolsky, Patsaev e Volkov, uccisi da una perdita di pressione dopo la separazione dal laboratorio orbitale Salyut; però i sovietici non si accorsero del grave guasto. I tre astronauti americani se ne sono accorti invece pochi minuti prima dell'ora prevista per lo sgancio del modulo.

Se la separazione fra le due navicelle fosse avvenuta ugualmente, una valvola avrebbe impedito l'improvvisa perdita di ossigeno dalla navicella in cui è avvenuta la fuga, e gli astronauti non avrebbero comunque subito la stessa atroce sorte dei colleghi sovietici. Inoltre per la prima volta, come misura di precauzionale, agli astronauti americani era stato ordinato di indossare le tute pressurizzate.

Gli astronauti hanno controllato le navicelle, non hanno riscontrato l'esistenza di perdite e hanno avuto via libera da Houston per sganciare il modulo lunare, con circa due ore di ritardo sul previsto. Il controllo ha infatti permesso di accertare che non ci sono perdite nel portello del modulo di comando.

(Ap)

La pagina de "La Stampa" dedicata alla scienza e tecnologia



La prima e la terza pagina de "Il Giorno" dedicate all'impresa lunare di Apollo 15.