2016/08/02

1971/08/02: Il resoconto della seconda "EVA" di Scott e Irwin sui quotidiani italiani




La prima e seconda pagina di "Stampa Sera"

Sulla Luna ancora un giro e poi si riparte

Finora l'impresa è trionfale: i tecnici affermano che "ha fatto più Apollo 15 di tutti gli altri messi assieme" - Forse Scott e Irwin hanno scoperto la chiave delle origini del sistema solare - Alle 19,12 il Falcon decolla verso il modulo comando in orbita.

Dal corrispondente

New York, lunedì mattina.

L’impresa di Scott e Irwin si avvia trionfalmente alla conclusione. Esultanti «come bambini in vacanza», essi s'accingono a esplorare con l'auto elettrica, per la terza ed ultima volta, la superficie selenica. Alle 9,24 italiane, i due astronauti lasciano il modulo «Falcon», e vi faranno ritorno tra le 15 e le 15,30.

La partenza è fissata per le 19,12, l'aggancio in orbita con la cabina di comando «Endeavour» per le 21,04. A Houston, nel Texas, sono già incominciati i preparativi delle delicate manovre.

Vi è un'atmosfera d'eccitazione, quasi d'euforia. Senza dubbio, la missione dell'Apollo 15 s'è mostrata la più utile di tutte, dal punto di vista tecnico-scientifico come da quello umano.

È difficile descrivere i sentimenti d'orgoglio e insieme d'umiltà, di speranza e di rinuncia dell'America e della Nasa. Il Paese e l'organismo spaziale attraversano entrambi un bel periodo di crisi. Le incertezze economiche, il disorientamento giovanile, i problemi sociali hanno inciso su propositi e programmi. Forse l'epopea di questi giorni restituirà determinazione e impegno.

Rimangono solo due voli Apollo per il '72, e tre stazioni orbitanti per il '73 e '74: dopo, tutto è incerto. Si spera ora che la conquista dello spazio prosegua e si sviluppi, se possibile, nella collaborazione tra superpotenze, per evitare sprechi di vite umane e di risorse. È di buon auspicio il recente inizio del dialogo con l'Urss.

Anche ieri, come nei giorni scorsi, l'impresa è stata turbata da piccoli incidenti e contrattempi. L'ingegnosità, il coraggio con cui sono stati superati confermano che nello spazio l'uomo prevale sulla macchina. Gli automatismi sarebbero rimasti immobilizzati: Scott e Irwin sono potuti andare avanti. Come ha detto il comandante, al momento dello sbarco sulla Luna, «L'uomo deve esplorare»: è una delle verità della natura, la vocazione della conoscenza.

L'altra constatazione di fondo è che non esistono limiti fisiologici nel cosmo: esistono la fatica e il dolore ma, ha dichiarato il medico, dottor Charles Berry, «sono barriere superabili». Ogni paura sorta con la morte dei tre cosmonauti sovietici è ormai scacciata.

Per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, e soprattutto per chi ha seguito la missione alla tv a colori, questa è stata la prima occasione di partecipare alla scoperta della Luna. Sabato, ieri e oggi rimarranno nella memoria dei più come giorni irreali: un'esperienza esaltante e una lezione, non soltanto per i miracoli della tecnologia a cui s'è assistito, per l'improvvisa comprensione dell'immenso sforzo compiuto dall'industria, l'Università e il governo: ma innanzitutto per l'entusiasmo, la semplicità, la freschezza dei suoi protagonisti, due ufficiali d'aviazione di 39 e 41 anni scopertisi, come ha scritto il New York Times, «turisti e geologi, materialisti e credenti, studenti e operai, ardimentosi e felici».

Taciturni fino allo sbarco sul satellite, David Scott e James Irwin sono divenuti l'altro ieri i due astronauti più garruli della storia. «They are having a ball», sono invitati a un ballo, cioè si stanno divertendo, ha commentato la signora Scott con le lacrime agli occhi. È il particolare che ha restituito all'impresa la sua dimensione umana, senza togliere nessun merito scientifico. Perché, stando agli aridi fatti, il bilancio è questo: la maggior messe di dati, di campioni selenici, di misurazioni mai ottenuta, la «chiave delle origini del sistema solare», come l'hanno definita Von Braun e Rocco Petrone. Forse l'Apollo 15, da solo, ha fatto di più di tutti gli altri assieme. «È una miniera d'oro, è una miniera d'oro» ha ripetuto commosso il professor Brett.

Conviene rifarsi alla cronaca da ieri notte (sabato sera in America) al rientro del comandante e del suo compagno nel «Falcon». La libertà dei movimenti consentita dall'auto elettrica, l'eccitamento hanno dominato i due piloti. «Questo modulo è un pessimo albergo - ha borbottato Scott -, non ci si può muovere». Il suo scherzoso risentimento è aumentato alla scoperta che il filtro antibatterico dell'acqua s'era rotto, e s'era formata una pozzanghera sul pavimento.

«Di nuovo lavori domestici», ha detto riferendosi ad

Ennio Caretto

(Continua in 2° pagina)




La prima e terza pagina de "Il Giorno"


Dalla prima pagina del "Messaggero"